Traversata della Sardegna in bici (facciamoci del male che poi lo dico su Internét e divento figo + IVA)

PRIMA TAPPA, OLBIA – SAN TEODORO:
Iniziamo col dire che per arrivare a Olbia da Torino con bici a seguito ci va la nave e fin qui, ok. Il problema è che la crisi globale me l’ha piazzata al culo perché, oltre ad essere aumentate le tariffe del traghetto (draghetto per mia zia Cornelia), le velocità di crociera sono diminuite così ora ci vanno due ore in più per arrivare a destinazione. Dodici stradameledette ore su una nave in cui la cantante (cagna) che intrattiene un pubblico che è nel salone solo per poter dormire sui divanetti, spazia da “il coccodrillo come fa” a “vagabondo” dei Queen italici e in cui le luci non vengono mai spente. Non avete idea a che scene si possa assistere su un traghetto per la Sardegna. Comunque parto da Genova alle 21.30 e metto le ruote su suolo Olbiaceo alle 9,30. Il tempo di sistemare i borsoni che pesano come dei plinti di cemento armato (d’altronde il viaggio dovrebbe durare due settimane) e parto per san Teodoro dove il mio amico Rocco, nome che usiamo tra noi per appellarci, mi aspetta. 28 chilometri di sali scendi non impegnativi. E meno male, visto che grazie all’estate dimmerda che ha fatto al nord, la bici non l’ho presa nemmeno una volta quest’anno.
Allenamento livello “Stephen Hawking”.
Nulla da raccontare sul percorso che pensavo fosse più “vista mare” e invece il mare si vedeva pochissimo, nascosto dalla vegetazione. Però al dodicesimo chilometro inizio a cantare. Sarà che ho una passione particolare per la Sardegna, una delle terre che amo di più e che ho esplorato di più, che ha ispirato artisti di altissimo livello, fatto sta che ad un certo punto inizio a cantare alcune canzoni di un grandissimo cantautore italiano il cui cognome inizia per “D”.
Esatto, Lucio Dalla. Cioè, io sono un appassionato di Fabrizio De Andrè dall’età di otto anni, quando alle colonie Olivetti mi insegnarono “la guerra di Piero”, da allora fu amore. Un giorno vi racconterò di quando ho pisciato con De Andrè all’autogrill di Verona. Insomma, cosa mi viene in mente? Lucio Dalla. “Ma come fanno i marinai”, “piazza grande”, “disperato erotico stomp”, “com’è profondo il mare”, vabbé cazzo mi frega, l’importante è pedalare, sentire l’aria che mi sfiora e mandare affanculo gli automobilisti, ma non tutti.
Il tratto si strada per san Teodoro in questo periodo è ovviamente trafficatissimo e, per lo più, automobilisti e camionisti e motociclisti e linotipisti (lol, pagherò una birra a chi capirà questa citazione) sono abbastanza prudenti e rispettosi, ma ho scoperto che un sardo su 97 è una testa di cazzo, il che combacia perfettamente con la media nazionale, quindi è una scoperta del cazzo.
Domani mi attende una tappa di 50 chilometri, fino anOrosei, saranno cazzi. Dove sta la novità?
Ciao!

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