Traversata della Sardegna in bici ( quarta tappa: Lotzorai – Villaputzu, 77 chilometri)

La vita è tutto un aspettare il momento giusto per fare bullismo (o per subirlo). Mi spiego.
Parto da Lotzorai, come al solito, verso le sette del mattino. Il percorso è meno impegnativo in termini di salite ma sarà molto più lungo. Circa 75 chilometri. Un percorso troppo vario e lungo per raccontarlo nei dettagli. Si passa da strade interne ai paesi, a scorci panoramici, a percorsi interni tra monti e terre primordiali che quasi spaventano, ma quando lo fanno le mando affanculo (però mi piacciono tantissimo).
La bici va e iniziano le prime salite. Ho percorso già una ventina di chilometri quasi in totale piano. E la natura coi suoi paesaggi mi fa bullismo, così come i miei limiti fisici, che sono lì a ricordarmi che per quanto posso essere un gran figo powerful, comunque prima o poi sarò costretto a copiose bestemmie e a chiedermi che cazzo ci faccio disperso su una strada statale in mezzo alla sardegna il giorno di ferragosto. I limiti sono così, quando va bene ti spaventano, stanno lì in fondo alla classe a farti il segno del “nell’intervallo tu spacco il culo, tu metto la testa nel cesso, ci faccio pisciare sopra da Juri o’ selvaggio della mia gang, scatto le foto e ci taggo Susi Bagassa, la troietta della III A dietro alla quale sbavi e che ci trombiamo da ubriachi tutti i mercoledì pomeriggio mentre tu vai a osservare la natura allo stagno”. Tutto questo perché senti di doverli sfidare questi cazzo di limiti. Poi a forza di botte ci fai l’abitudine e dici: sai che c’è? Che mi potete dare tutte le mazzate a colpi di tazza di cesso che volete, ma io allo stagno ci vado lo stesso, e mi prendo una bici di 300 chili, uno stramaledetto bagaglio nel quale manca sempre qualcosa ma che pesa come se ti portassi il cadavere di Umberto Smaila.
Poi però che succede? Che la salita finisce e inizia la discesa. E in brevissimo tempo dimentichi la fatica e ti senti forte. I ruoli so invertono e ora sei tu che fai bullismo ai tuoi limiti. Come il nerd che alla fine molla il cazzotto della vita sulla faccia del bestione e lo atterra. Ed essendo lui il più grosso del branco, tutti gli altri stanno muti. Solo che nei film, il nerd gode per tutto il resto della sua vita dei frutti di quell’unico momento in cui gli è andata veramente di culo. Qui dalle parti della realtà i momenti si alternano e si fa un po’ per uno. E questo sarà così fini a che non spirerete tra atroci agonie o una mietitrebbia vi ridurrà a brandelli. In ogni caso va bene così. Il problema non sono i saliscendi della vita, ma prepararsi al fatto che alla salita c’è sempre una fine, poi toccherà a me il turno da bullo.
Poi il bullismo è anche segnalare il mio account, farmelo bloccare perché rappresenterebbe un personaggio pubblico che non sono io (lol), crearmi qualche disagio e lasciarmi con la consapevolezza che gli animalari sono mentecatti, ma che alla fine vinceranno loro, ma di questo parlerò in futuro. Caro animalaro, è stato il tuo turno, arriverà il mio presto o tardi.
Arrivo a Villaputzu dopo 76 chilometri, ore 13.00. Stanco morto e molto affamato, piazzo la tenda in un posto abbastanza ombreggiato dopo aver cercato per almeno mezz’ora. Monto tutto e cerco un posto dove mangiare. Intorno a me è il trionfo della grigliata. Mezzi maialetti che girano placidamente sui loro girarrosti. Invidia, fame, stanchezza.
La pizzeria del campeggio è chiusa. Riprendo la bici e vado ad un ristorante molto carino a mangiare pesce. Un’ora di attesa per un antipasto e un primo. Molto buoni però.
Ritorno in tenda co lo scopo di schiantarmi come la cometa che estense i dinosauri e dormire. Ma ho finito l’acqua, il market è chiuso. L’unica opzione è chiedere una bottiglia ad una bella tavolata che ci sta dando dentro con: l’Universo.
Me la danno, scambiamo due battute, li ringrazio e torno al mio igloo dimmerda mesto e stanco. Il piccolo fiammiferaio di Villaputzu.
Ma avviene il miracolo!
Il capobranco mi chiama, anzi si scusa per la maleducazione, che non ci abbiamo pensato. Vuole venire ad assaggiare qualcosa?
Secondo voi voglio?

Vi racconterò la seconda parte molto presto. Tenetevi forte che è roba molto densa!
Ciao!

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2 pensieri su “Traversata della Sardegna in bici ( quarta tappa: Lotzorai – Villaputzu, 77 chilometri)

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