Traversata della Sardegna in bici ( terza tappa, Orosei – Mordor)

La Sardegna, ahimè, non è più terra di hobbit, le nuove generazioni hanno una statura media decisamente più alta, e non è più nemmeno la Moria nostrana, le miniere stanno chiudendo tutte, la crisi avanza. Tuttavia la tappa di oggi la ricorderò come il viaggio verso la terra dell’Oscuro Signore monocolo. Parto alle ore 07.00 dalla località dei campeggi di Orosei e mi dirigo al paese, otto chilometri tranquilli sulla costa, bello. Una volta in paese faccio colazione e mi preparo per i venti chilometri di salita verso Dorgali. Dovete sapere che sono dovuto partire con una bicicletta do fortuna perché la mia super mountain bike non ha li attacchi del portapacchi e l’ho scoperto a due giorni dalla partenza, ho dovuto prendere una bici alla veloce, decathlon, sedici chili di bici + undici di bagaglio, è come andare in giro con una purezza di ferro sotto il culo. Fatica alle stelle ma in due ore e mezza raggiungo il paese di Dorgali. Esso trovasi alle pendici della catena del Gennargentu, il paesaggio è molto bello. Nel frattempo scopro che in paese c’è festa. Per la sera è prevista la sartiglia. Sapete cos’è? Gente matta che fa acrobazie sui cavalli. Tipo che si mettono in piedi su due (DUE!) cavalli e corrono come pazzi. Così mi dico: vabbé dai sono in anticipo, mi fermo e mi godo lo spettacolo. Mentre rifletto sul da farsi nei pressi di un bar pieno di aver avventori che fanno il giro birra (ognuno ne deve offrire almeno una agli altri, qui si usa così sono in quindici) uno di loro mi chiama e mi chiede se ho bisogno. Spiego tutto e inizia una gara di solidarietà. Tutti o quasi col cellulare in mano a chiamare amici proprietari di b&b, che qui sono uno su due. Purtroppo non c’è nulla da fare e non si trova un posto. La cosa è strana in effetti perché mentre aspetto e uno di loro mi offre una birra, iniziano a raccontarmi che una volta c’era molto più turismo e che adesso si vede poca roba. Di fatto in tutto il paese non si trova un buco e quindi mi faccio domande sull’affidabilità della memoria e sulla tendenza a pensare sempre in termini di crisi, credo sia un meccanismo di conservazione, se c’è crisi io sono più oculato nella gestione delle risorse di cui dispongo. E infatti la birra scorre a fiumi. Nel frattempo si fa quasi l’una. Rimanere per la notte è impossibile e il paese dopo si trova a 60 chilometri dopo aver attraversato un percorso con un dislivello di seicento metri in venti chilometri, che con una bici non così pesante si può fare, ma il caldo e le condizioni mi scoraggiani. Nel bar mi dicono che c’è un servizio pullman che carica anche le bici. Bene, faccio il biglietto doppio, offro un giro di birra, quindici birre, per ringraziare, saluto e vado alla fermata. Bella l’ospitalità di un tempo che in questi giorni ancora sopravvive. A Torino mi sarei preso anche dei vaffanculi :_(
I problemi non sono finiti. Il percorso del pullman è deviato ma dei ragazzi che si trovano alla fermata solita giurano e spergiurano che il pullman passerà di lì. Io insisto, gli mostro il cartello della società di trasporti, chiamo la compagnia per sicurezza, che mi conferma che la fermata si trova in un altro posto. Mi acclamano come loro messia, ci rechiamo sul posto, ma non sapendo da che parte arrivi ci dividiamo. Sembriamo una truppa di navy seals. Alla fine il bus arriva, carico la bici e mi riposo. Mi da male la schiena. Scendo a Lotzorai e vado in campeggio. Il tempo di piazzare la tenda e due bimbette che fanno quei braccialetti con gli elastici mi chiedono si acquistarne uno, cinquanta centesimi. Mi sto rammolendo. Solitamente avrei detto loro qualcosa sulla loro vita futura a fianco di un alcolizzato e loro a pulire scale per una ditta gestita da cinesi, ma non l’ho fatto. Me l’hanno fatto multicolore con gli elasticini rosa, minchia. Comunque ora ha un effetto particolare su di me, mi viene da chiamarlo “il mio tessoro, e qualcuno mi ha detto che dovrei gettarlo nella caldera della grigliata a base di porcetto che domani in tutta la Sardegna sarà un must.

In compenso la bici non ha dato problemi oggi. Forse il dio della bicicletta mi ha perdonato per quella barzelletta che inventai anni fa in cui c’è Pantani che dopo morto va all’inferno e la prima cosa che fa, cerca uno spaccino, compra la droga e se la pippa. Poi tutto carico prende la bici, fa una salitona pazzesca va diretto in paradiso si gira e fa suka. Ecco forse no dovevo dirla di nuovo. Vabbé.
A proposito di droga, questa sera a Tortolì c’è una festa a base di alcol e polveri colorate tipo quelle feste indiane dove alla fine sei tutto colorato. Anche la Sardegna si globalizza, cunnemmammarù.

Devo ancora vedere il percorso di domani. Ma saranno cazzi sicuramente. Tanto per cambiare.

PS chi mette “mi piace” non gli vengono i tumori.

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