I libri no cazzo, dai, i libri no!

‘Sta cosa che le sentinelle usano i libri come “segno della formazione permanente di cui tutti abbiamo bisogno”, cito, mi fa girare le palle come i protoni nel Large Hadron Collider. Era così bello quando retrogradi, ignoranti e fascisti usavano ciò che la natura gli aveva dato, teste giganti, apparato fonatorio con capacità limitate, bastoni, Papi e Duci. E invece mo’ ti saltano fuori tutti zitti, in piedi, coi libri in mano (qualcuno pure con l’ebook, ma il Kobo, ché il Kindle è di sinistra). Ma mannaggia alle orde di barbari incazzati con san Giuditto, non si fa così!

Uno ci rimane pure spiazzato. Io li ho visti, qui a Torino, gli antagonisti tutti asserragliati a gridare contro alle Sentinelle e quelle che non davano soddisfazione. Nemmeno un po’ di suki e vaffanculi, niente. E gli altri a sbraitare e gridare con il cordone di polizia in mezzo.

Guarda, giusto sul fondo del plotone degli inpiedisti qualcuno ha rotto le righe per rispondere a qualche domanda, richiamato immediatamente all’ordine dal capo Sentinella, un tipo morfologicamente riconoscibile come lecca sottane sacerdotali, vabbé.

Ma i libri, mannaggia ai calzari di san Carpedonio Asceta, i libri no cazzo. I libri sono il simbolo della libertà di pensiero e dell’universalità, quella vera. Sono il ponte che avvicina mondi lontani tra loro e fa sì che ti sorga il desiderio di conoscerli, di calarti tra le vie di Macondo, di comprendere le ragioni di Otello, di immedesimarti in Tyler Durden, di comprendere che nel limaccioso terreno della decadenza possa attecchire  un seme di bellezza che germoglierà, un seme di futuro nato dalla disperazione. Ti fa vivere le vite altrui o te le fa almeno comprendere. E se questo vale per ciò che è negativo, figuriamoci per ciò che è solamente diverso.

Io Dorian Gray l’ho amato. Le parole del racconto sono lì a farti capire che siamo miseri e immensi, i libri rappresentano quell’amore verso l’umanità che da soli non ce la facciamo ad esprimere, sono il 4×4 dell’anima.

Ma ve lo immaginate Melville che inizia il suo Moby Dick così?

Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. Poi però sulla nave ci stavano due ambigui e non sono partito. Oggi lavoro in una nota industria di scarpe per gente che deve stare tanto in piedi. 

Fine del libro, fine di Herman Melville, gli animalisti festeggiano perché la balena è salva, #iostoconMB.

Vabbò, andassero affanculo, tanto non rispondono.

(Clicca per ingrandire, oppure fatti uno spritz e non ci pensare)

Sentinelle-Fahrenheit

PS. Oggi si celebra il 100° anniversario della nascita di Hannah Arendt, quella della filosofia del pluralismo e dell’uguaglianza tra le persone, quella che ha conosciuto le persecuzioni di gente che ce l’aveva su con alcune “categorie”. Scriveva libri.

 

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4 pensieri su “I libri no cazzo, dai, i libri no!

  1. Ecco, non sapevo della fondamentale distinzione tra Kobo e Kindle. Anzi, confesso di non conoscere proprio sto Kobo. Ora assolvimi.

    Chiunque mi tiri fuori Melville s’è assicurato un innamoramento virtuale di un paio di mesi.

    Vabbè, cmq li tengono in mano, mica li leggeranno, no? Si può star tranquilli o c’è da preoccuparsi davvero?

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