Per fare il tavolo ci vogliono le legnate

Inizio questo scritto come si usava fare nelle sceneggiature delle serie americane di fine anni ’90/inizio 2000, con una siparietto che c’entra e non c’entra, ma poi in realtà c’entra perché conduce alla trama principale.

In queste ultime ore a Torino è avvenuto un fatto di cronaca che ha riportato alla mente i fatti di Napoli di qualche giorno fa, sapete quella brutta storia di compressori usati come sondino anale? Ok.

Praticamente un paio di amici si facevano gli scherzi in palestra e mentre uno dei due faceva squat, l’altro ha pensato bene di piazzargli sotto le terga un bastone, risultato? Altra lacerazione intestinale fatta “per scherzo”, soprassediamo.

Siamo nella fase anale dell’informazione e mi è venuta in mente la Fase Anale formulata da Freud.

Praticamente, secondo le teorie di Freud, si tratta di quel momento della vita di un bambino, tra i diciotto e i trentasei mesi, in cui la sua attenzione si sposta verso gli stimoli e le sensazioni che gli procura la defecazione. Questo accade perché il bambino inizia ad acquisire il controllo dello sfintere, sviluppando in quel periodo la capacità di controllarne la muscolatura. Il suo cervello ora è pervaso di quella sensazione piacevole che precede l’espulsione del Grandioso Bob, l’Amico senza zampe, il Cilindro senza coniglietto, il Bastone che non sorregge, il Coraggioso tuffatore, il Frutto che non si mangia, Mister Ploffete, l’Interesse maturato. Esperienza che nella sua fantasia acerba, tra l’altro, è vissuta come un dono da fare alla mamma, che bello!

A questa fase è legato un momento importante dello sviluppo della psiche del piccolo bombardiere. Inizia a sperimentare le convenzioni sociali. Eh sì perché, mentre egli vorrebbe godersi in tutta libertà questo nuovo super potere, i genitori, giustamente, iniziano a porgli dei limiti, a insegnargli che la cacchina si fa solo nel vasino, a mostrare disgusto o disapprovazione per quella sua nuova forma espressiva. E il piccolo Wolverine degli stronzetti mignon deve presto abbandonare l’amicizia con le sue produzioni intestinali e adeguarsi in fretta alle regole perché necessita dell’approvazione di mamma e papà, precursori della futura società di cui farà parte.

A questo punto Freud ci indica due possibili sviluppi da parte del giovinotto e ne dà una definizione.

  1. Fissazione anale espulsiva: originata da un’eccessiva gratificazione nella fase anale e da un’educazione eccessivamente permissiva, si manifesta nel bambino con la tendenza a defecare in posti non opportuni, generando in futuro un carattere anale espulsivo, il quale svilupperà una personalità estremamente disordinata, crudele e distruttiva, con tendenza alla manipolazione.
  2. Fissazione anale ritentiva: In caso di gratificazione insoddisfacente, il bambino trarrà piacere dalla ritenzione delle feci, a dispetto dell’educazione impartita dai genitori, provocando una fissazione anale ritentiva; il futuro adulto anale ritentivo sarà caratterizzato dall’estrema cura dei dettagli, con uno spiccato senso del possesso, parsimonioso, organizzato, ostinato ed ossessionato dall’ordine e dall’igiene. [1]

Insomma, in medio stat virtus, che poi è il dito preferito per i viaggi inter-culari, tutto torna.

Ora, non possedendo io una formazione specifica, non voglio addentrarmi nel merito e sono certo che da quando il vecchio Sigmund è andato a psicanalizzare gli angeli ad oggi, la sua teoria sarà stata quanto meno approfondita, modificata e arricchita oppure ridotta a carta straccia, non lo so. Piuttosto vorrei ragionare su ben altro aspetto.

Il lavoro dei genitori è davvero un lavoro dimmerda (qui ci sta alla perfezione). Tirare su un individuo equilibrato è una chimera alla quale non credono manco i breathariani, che sono notoriamente tra i più stronzi creduloni del pianeta.

Hai voglia a leggere trattati di psicodinamica, sì, ‘stocazzo! Magari ti sei preparato per mesi o anni, hai raggiunto un livello di presenza di te stesso che faresti invidia a Osho, poi un giorno, con tutta la dolcezza di cui sei provvisto, dici a tuo figlio che la cacchina santa non si fa sulla soglia della vicina, la signora Marietta e BOOM hai gettato le basi del disturbo che porterà tuo figlio a emulare Ted Bundy. Non se ne esce, mannaggia alle scarpette dei monaci Shaolin.

E qui arriviamo al succo del discorso, JOHN LENNON.

Ho pescato uno a caso tra i tanti geni che Iddio ci ha inviato nei secoli. John Lennon era un ragazzo problematico, aveva conti in sospeso con la vita, era arrabbiato e spesso violento, si vocifera anche che abbia ammazzato a pugni un tizio in gioventù, chi lo sa. D’altronde fu pressoché abbandonato dal padre (“Paul e io eravamo spesso insieme, eravamo molto amici e ho più foto in cui giocavo con lui che con mio padre da bambino” cit.), per non parlare della prematura scomparsa della madre. E meno male! Ce lo immaginiamo un Lennon cresciuto in una famiglia piena d’amore, coccolosa e attentissima alle sue esigenze? Abbastanza aperta mentalmente da farlo cacare per casa sorridendo ogni volta e, magari, incoraggiandolo?

“Johnny, today hai prodotto poca shit. Suvvia Gionnino bello, scacazza much more. Rendici joyfull…”

Poi quello cresceva e diventata il Claudio Villa di Liverpool e invece di Strawberry fields forever o I am the walrus, oggi avremmo una versione beat di Granada.

Quello che voglio dire è questo. Genitori, non state tanto a cercare di evolvervi, di essere perfetti, di favorire un ambiente totalmente protetto ai vostri figli. Tanto pure a voi hanno messo dentro qualche magagna. È il sistema che la natura ha sviluppato in millenni di evoluzione per rendere ognuno di noi unico e irripetibile nella sua personale lista di difetti/compulsioni/paranoie/gusti musicali, per garantire la diversità. Il che spiega perché le brave ragazze si innamorano dei figli di puttana turbo (a proposito, ho tendenze alla carcerazione, vedi mai…).

Non andate a fare corsi di “Crescere Ibbambini”, tanto non vi serviranno a un cazzo, anzi sì andateci se volete spendere un po’ di soldi e magari dare da mangiare a qualche counselor o psicologo, che ne hanno bisogno. Poi però tornate a casa e dimenticate tutto. Non dico di maltrattare i vostri figli, quello mai, NO AL MALTRATTAMENTO DEI BAMBINI, MAI E POI MAI. Intendo più una roba del tipo che, di tanto in tanto, dovete farli sentire un po’ coglioni, colpevolizzarli a random per cose di cui non hanno responsabilità, farli venire su un po’ incazzati e insicuri, deviare quelle piccole menti linde, favorire il genio!

Sì, lo so, la maggioranza di questi diventeranno degli adulti del cazzo, ma uno su, boh, facciamo diecimila, svilupperà una scintilla di genialità, di creatività attinta dai geni di chissà quale antenato, una roba che magari, se lo tiravate su esclusivamente a bacini e coccole non gli veniva fuori. Ti arrivava un giorno cantando Granada, ma in stile Hip-Hop (ottima idea per la hit della prossima estate, lol).

Ah ah, sono la nemesi dei pedagoghi, andate affanculo pedagoghi, già avevate un nome di categoria professionale dimmerda, ma adesso vi ho proprio distrutto!

Sto dicendo stronzate? Boh sarà, ma non voglio vivere in un mondo senza John Lennin, Jack Kerouacchi,  Charles Bukowski (vaffanculo non posso pluralizzargli il nome, stronzo da morto).

Genitori, non fatemi questo. Ai vostri figli dite un vaffanculo di tanto in tanto, sgridateli immotivatamente, deludeteli quando si presentano tutti feliciotti col disegnino fatto in occasione della festa di mamma o papà, tanto il 99% disegna dimmerda anche per essere un bambino di 7 anni. Alla fine i vaffanculi le botte e i lunghi viaggi per andare a prendere l’acqua al pozzo a me hanno fatto bene. Ho imparato a sviluppare il mio umorismo. Fatelo per me! rivoglio i geni!

PS. Questo articolo in realtà è solo un atto catartico per me stesso. Amate i vostri figli e fategli amare i Beatles.

Note:
[1] Preso da qua: http://goo.gl/t5Ewmw

 

FirmaMAD

“Living is easy with eyes closed,
misunderstanding all you see.
It’s getting hard to be someone but it all works out,
it doesn’t matter much to me.”
(John Lennon, strawberry fields forever) ❤

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2 pensieri su “Per fare il tavolo ci vogliono le legnate

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