Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Intanto che si sprecano le battute sulla Cristoforetti, mentre lei è nella storia e chi ci scherza sopra no, oggi google non ha nemmeno fatto il doodle dedicato alla giornata contro la violenza sulle donne. Cattivello.

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I racconti della porta accanto

Mi trasferii a Torino nel 2003, ormai undici anni fa. Proveniente dalla provincia, mi trovai immerso in una realtà molto diversa da quella in cui ero nato.

La mia città, Ivrea, un tempo gloriosa grazie al genio di due uomini liberi, visionari e straordinariamente umani era ormai lo spettro di se stessa.

Andai a vivere in un piccolo alloggio fatiscente, le cui vetuste tubature erano dominio incontrastato di scarafaggi che di notte gironzolavano per casa. In quell’alloggio conobbi la mia solitudine, spezzata dai rumori che provenivano al di là della parete che divideva il mio alloggio da quello dei vicini. La sera, ascoltavo le loro discussioni e i loro litigi ed è in quel contesto che nacque l’idea di scrivere “I racconti della porta accanto”.

La storia narra di un provinciale con la passione per la scrittura che si trasferisce in una grande città e decide di donare anonimamente le sue storie alla bambina che abita accanto al suo alloggio. Un atto in parte generoso e in parte interessato. Poter ascoltare la lettura dei suoi racconti senza essere scorto diventa l’obiettivo del protagonista.

Sullo sfondo, nel frattempo, si svolge una trama ricca di misteri, colpi di scena, personaggi curiosi e una storia d’amore (o di qualcosa simile all’amore).

In questo libro sono condensati gli ultimi dieci anni della mia vita, le mie vittorie e le mie sconfitte, i miei momenti di esultanza e quelli di disperazione.

Il mio desiderio è che lo possano leggere quante più persone possibili, il prezzo è quello del caffè che mi offrirete virtualmente.

Su Kobo, su Amazon

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Il chimico e la sentinella

In questo scritto, le metafore forzate!

In natura esistono degli elementi che possiedono una proprietà  denominata “biatomica”, uno di questi è l’idrogeno, l’elemento più presente nell’universo. Si tratta di molecole formate da due atomi e possono essere di due tipi, OMONUCLEARI ed ETERONUCLEARI. Qualche legge misteriosa ha deciso che devono andare in giro per il cosmo così, in coppia.

Le leggi dell’universo ci insegnano una cosa molto semplice: le relazioni, i legami, si formano per affinità, che non significa necessariamente omosessualità. L’affinità va oltre il genere. Nel mondo della chimica, la legge che regola i legami è ferrea e immutabile, ma non significa che lo stato della molecola non possa cambiare. Esattamente come nel mondo delle relazioni umane. I legami possono durare per sempre, oppure finire a sputi e calci. Ma finché l’affinità esiste, esiste anche il legame. Omo- o etero- che sia.

Ora, cara sentinella in piedi che credi nel sommo Barbapapà, creatore di ogni cosa, sei cosciente del fatto che opponendoti a questa semplice legge, stai andando contro al grande progetto del tuo Coach?

E qui non si tratta di difendere i diritti di una appartenenza piuttosto che di un altra, si tratta di chimica fondamentale. Cioè, stiamo parlando dell’idrogeno, quella roba che sta nel sole e nell’acqua. I due elementi cardine della vita. Allora dillo che fai tutto ‘sto casino perché odi le vacanze estive al mare, che lì ci sta pieno di sole e di acqua.

Poi ci sono gli isotopi, che sono l’equivalente di gangbang, threesome e altre miscele ricolme di fantasia, ma questo è un altro discorso.

Hidrogeno-biatomico

Istruzioni per lo scrittore

 

Obiettivi: Indagare, meditare, progettare, assimilare.

Indagare la vita, filtrandola attraverso uno strato di speciale, dolorosa, irritata disperazione. Lenire l’arrossamento spalmando con cura carattere dopo carattere, fino a formare una proposizione, un paragrafo, un capitolo. Ripetere più volte fino a compimento dell’opera.

Meditare, procedere, indietreggiare, cancellare, tagliare, incollare, riscrivere più volte.

Progettare viluppi e architetture linguistiche, succhiare il crostaceo, svuotarlo della polpa, privarlo di peso, calzarlo dei sandali alati di Perseo.

Assimilare il risultato e compiacersi. Raggiungere l’esatta condizione estatica, lasciare che si estingua in un rapido orgasmo.

Una volta equilibrati i tuoi piccoli sistemi orbitali linguistici lascia che vivano o muoiano per tua divina mano e prega che qualcuno ne rimanga estasiato.

Non c’è scrittore senza l’estasi anche d’un solo lettore.

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Lo scorpione punge, ma poi un po’ gli dispiace

L’astrologia è un argomento quanto meno affascinante. Io non ci credo e potrei elencare tutti i motivi per suffragare la mia opinione, ma questo blog di disegnini e parolacce non si presta molto allo scopo, quindi suca.

Nonostante ciò, sono sempre stato affascinato dal mio segno zodiacale, lo scorpione. Tanto che non vorrei appartenere ad altro segno. Mi ci sono sempre molto identificato in quel piccolo ammasso di zampette, chele e pungiglioni. Ho sempre trovato molte attinenze tra il mio carattere e le caratteristiche comportamentali e astrologiche della bestia in oggetto.

Visto che il quindici di novembre sarà il mio compleanno, oggi ne approfitto per parlarvene.

DISCLAIMER: Secondo alcune ricerche in campo psicologico, l’essere umano ha intrinsecamente un’opinione molto più alta di se stesso rispetto a ciò che dà a vedere e io voglio sfruttare questo mio diritto al massimo.

Si dice che il mio segno sia caratterizzato da un forte senso di giustizia. Vabbé, grazie al cazzo, ‘mo voglio vedere chi si alza in piedi e dice: “ah no, io sono capricorno. A me della giustizia non mi frega un cazzo.”

“Ah, guarda, lo dici a me che sono un cancro?” e così via.

Ciò nonostante mi rendo conto che nella vita mi sono spesso lasciato prendere la mano in situazioni che comportavano un’ingiustizia compiuta verso qualcuno e, incapace di provare indifferenza, mi mettevo in prima linea solo per ottenere grossi siluri nel culo (e a me il sesso prostatico mi è sempre interessato poco).

Ok, una coincidenza!

Sticazzi. Analizziamo il mito dello scorpione, inteso come costellazione:

Allora. C’è questo ganzo, Orione*, che vuole farsi di brutto una tipa, tale Artemide, dea della caccia. Ma se la vuole proprio bombare affiamma e, visto che lei non ci sta, l’energumeno tenta con il vecchio metodo della forza bruta. Ovviamente, Artemide, che non è l’ultima ragazzetta pelle e ossa, ma è la fottuta DEA DELLA CACCIA, si incazza un tot e decide di punirlo mandandogli una delle sue bestiole. E chi ti manda?

Lo SCORPIONE! Che punge a morte il bullo e lo ammazza seduta stante.

In un’altra versione della leggenda, Orione si vanta di poter ammazzare qualsiasi animale selvaggio della terra e la Terra gli manda lo scorpione a fargli il culo.

Suca, Orione.

Poi, c’è questa cosa che lo scorpione se ne sta sotto i sassi e, a parte le attività legate a mangiare e fottere, non dà fastidio a nessuno, ma se lo vai a stuzzicare beh, arriva un impiegato dell’anagrafe a farti il cambio di nome e ti mette sulla carta d’identità “Orione”.

Anche in questo mi ci rivedo. Io sono un solitario, uno che se ne sta per i fatti suoi, che da piccolo invece di andare a fare gruppo e ad imparare come si socializza, se ne andava allo stagno sul monte vicino a casa, ad osservare tritoni, rane e bestie acquatiche.

Comunque in tutto questo discorso la pareidolia la fa da padrona. Quella capacità innata, evolutasi in centinaia di migliaia di anni, che permette all’essere umano di scorgere schemi e correlazioni ovunque. È uno dei sistemi sviluppati dalla nostra specie per sentirci parte di qualcosa di più grande di noi e dal quale, altrimenti, ci sentiremmo respinti.

Ed è grazie alla mia capacità di mettere insieme elementi confusi e di dare loro un senso logico e compiuto che poi, a distanza di anni, ho potuto avere esperienze grandiose nel campo del teatro surrealista, dei simboli dell’inconscio e della scrittura creativa a metà tra la narrazione realista e l’esplorazione del mondo onirico.

Uno dei prodotti di queste passioni è il romanzo che ho appena terminato di scrivere e che sarà il regalo più bello che potessi farmi, alla soglia dei quarantaquattro anni.

Ora non mi resta che decidere se auto pubblicarlo su Amazon e compagnia bella o se cercare un editore a cui interessi.

Pare che sia bello (testimonianze di lettori volontari, che ringrazio).

Narra di un tizio che giunge in una grande città del nord di un Paese che potrebbe essere il nostro ma che si chiama in un altro modo, fa un lavoro, ma vorrebbe farne un altro e poi succedono cose. Vabbé, non sto a rivelarne la sinossi prima di aver deciso cosa farne.

Ciao.

Scorpione