Lezioni di satira

Alcuni vignettisti passano il loro tempo a disegnare Imam, preti e rabbini che se la gettano in culo uno con l’altro. Veicolano con immagini d’impatto un messaggio spietato ma che va oltre la semplice critica al fenomeno specifico.

Stanno cercando di dirci che la satira si fa senza filtri. Il satirista scorge i cortocircuiti interni alla società e ne scrive, senza porsi il problema se ciò che sta comunicando sarà compreso, condannato o sortirà l’effetto che realmente si prefigge. Per lo più la vignetta finirà su qualche bacheca di Facebook per alimentare il disprezzo nei confronti dell’oggetto della vignetta o divertire per quei dieci secondi. Perle in pasto a chi non ha alle spalle il percorso interiore che ha fatto un vero satirista.

Oggi tutti si sentono Charlie Hebdo, molti di questi si scagliano con rabbia contro l’Islam. Si esprimono in difesa della libertà di stampa, in un mondo dove la libertà di stampa non esiste e chi è realmente scomodo muore, a volte socialmente a volte per davvero.

Io penso che se quei quattro vignettisti avessero coltivato un sano appetito per le puttane parigine, magari adesso si starebbero svegliando tra un caldo paio di tette. Si farebbero un ultima sborrata, guarderebbero dalla finestra una delle più belle città del mondo ed esclamerebbero: mi prude il cazzo, non è che ‘sta salope ha la clamidia? Porco Dieu e porca Notre Dame.

Se anche una sola persona che oggi condivide appalla le vignette di Charlie Hebdo subito dopo invoca morte e distruzione, allora Charlie Hebdo ha fallito.

Nessun argomento è esente da satira, La satira è dire che dodici illusi sono morti per niente.

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