Favole GENDER

Quante tra le favole più famose che conoscete propongono il modello familiare “naturale”, con famiglie composte da un padre e una madre e tanto tanto amore?
Vediamo un po’:

PINOCCHIO, un genitore 1, privo di genitore 2 ha, suo malgrado, un figlio attraverso metodi innaturali, diciamo una specie di eterologa in versione vintage. Tenta di crescerlo come può, ma trattandosi di una famiglia debosciata, il ragazzo viene su male ed è ribelle: tanto. Proprio per questo il piccolo delinquente si ficca in un mare di guai e questo nonostante i consigli di un grillo parlante e di una fatina buona, che comunque non fanno parte della sua famiglia naturale. Non è ben chiaro come e perché il giovane diventa alla fine buono ed ottiene di realizzare il suo più grande desiderio, diventare di carne e ossa. Questa cosa che diventando umano posso in futuro riprodursi è un messaggio inquietante, altri gender potenziali. GENDER!

IL BRUTTO ANATROCCOLO, la storia di un pulcino che viene respinto dalla sua stessa famiglia, al punto da doverla abbandonare. Poi si accorge di essere il cosplay di un cigno e viene adottato da una famiglia non naturale o forse sì, confusione. Insegna che il valore di una persona è intrinseco e che le differenze sono un dato irrilevante. GENDER!

LA BELLA E LA BESTIA, la storia di una con due sorelle pessime e un padre che per non perdere la propria vita preferisce cedere la sua figlia più gentile e bella ad un mostro dalle sembianze bestiali. Lei, inoltre, si innamora del mostro dando vita ad una relazione zoorastica. Poco importa che alla fine il mostro si trasformi in realtà in un principe, la parte migliore è la bestia. GENDER, anzi INTERGENDER!

BIANCANEVE E I SETTE NANI (prima versione dei fratelli Grimm), la storia di una bambina partorita da una madre che ne diventa invidiosa al punto da incaricare un cacciatore di ucciderla, farsi consegnare il suo cuore e mangiarlo. Biancaneve si rifugia dai sette nani in un rapporto torbido di cui nessuno sa realmente i particolari. La madre di Biancaneve non si dà pace e tenta per ben due volte di ucciderla, al secondo tentativo ci riesce. I sette nani non si rassegnano alla morte di Biancaneve e mettono il suo corpo in una bara di cristallo (occultamento di cadavere fatto male). Un principe che passa di là per caso si innamora del cadavere (necrofilia) e lo vuole a tutti i costi convincendo i nani a cederglielo. Solo dopo che i servitori si sono rotti le palle di scarrozzare sta bara a destra e a manca perché il principe non può vivere senza fissare continuamente il cadavere, Biancaneve viene estratta dalla bara, scrollata e riportata in vita (resurrezione laica non autorizzata). Il principe decide di sposare la versione semovente del cadavere di Biancaneve, la madre di Biancaneve viene invitata alla cerimonia nuziale con l’intento di vendicare i patimenti inflitti alla figlia. Le vengono fatte indossare scarpe arroventate e viene fatta ballare fino a che, con i piedi sfigurati dal calore, non muore (un family day perfetto). GENDER e pure un bel po’ SPLATTER.

CAPPUCCETTO ROSSO, la storia di una giovinetta che viene inviata da sola nei boschi dove incontra il lupo cattivo che, carpite informazioni importantissime, si reca per primo a casa della nonna della protagonista, la mangia, ne prende il posto, si mangia pure Cappuccetto Rosso, ma poi una versione con fucile e coltello di un buon digestivo, lo ammazza, gli apre la pancia e trae in salvo nonna e nipote. Sono in dubbio se sia GENDER o no, famiglia assente, ma nonna naturale amorevole, anche se un tantino impegnata con gli acidi gastrici del lupo. Il lupo mi ricorda quei tizi che dicono di voler difendere la famiglia naturale ma poi il loro vero intento è divorare bambini. Non è un caso se il lupo della favola indossa poi una vestaglietta che mi ricorda tanto i preti. Dai va, GENDER e anche CRUELTY FULL (condannato dalla Santa Sede e dal movimento Vegan)

LA SIRENETTA, la storia di una sirena che vive in una famiglia naturale, anche se il padre è vedovo. Ad un certo punto però quella vede un principe umano e se ne innamora, così fa di tutto per trasformarsi in una donna umana anche lei. Purtroppo le cose non vanno granché bene e il principe si innamora di un’altra, non vi dico cosa non dice la sirenetta alle spalle di quella. Alla fine deve scegliere se ammazzare il principe per bagnarsi del suo sangue e tornare sirena, oppure se sacrificarsi. Sceglie la seconda, ma viene premiata lo stesso, viene trasformata in un essere di aria e dovrà attendere 300 anni per andare in paradiso. Questa è difficile, da una parte insegna che bisogna seguire le proprie inclinazioni, quindi GENDER, dall’altra però se lo fai alla fine muori male, quindi NON-GENDER. Lascio decidere a voi, ma nel dubbio io ci starei alla larga.

Altri favole con modelli familiari poco naturali o che danno della famiglia una immagine mostruosa:

CENERENTOLA, la storia di una sfigata con due sorelle dimmerda e una madre ancora peggio. Il padre assente. il risvolto sessista di Cenerentola che pulisce casa salva un po’ la storia. Semi-GENDER.

RAPERONZOLO, la storia di una coppia che per la voglia di mangiare dei fiori (campanule commestibili o raperonzoli) dà via la figlia appena nata. GENDER e pure un po’ stronzi, fosse stata almeno una buona carbonara.

La lista è lunga. A questo punto chiederei al sindaco di Venezia di rendere inaccessibili queste favole del Demonio per evitare che i bambini vengano messi di fronte a modelli familiari depravati.
In alternativa consiglio alcuni titoli di favole cristiane e assolutamente GENDER FREE:

Cappuccetto crociato
C’era una volta a Sodoma, ma poi Dio la bruciò
Mamma e papà leggono le favole (in piedi)
Carletto alla casa del Signore
La nostra famiglia è più bella della tua
Cattolici si nasce, volenti o nolenti
Lo scrittore ciccione e la giornalista magrissima
Papa Francesco alle crociate pucciose
Il prete che amava i bambini

PS: il primo Peter Pan teatrale fu interpretato da una donna a Broadway.

Fate girare!

Cappuccetto rosso

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